Questa città deve il nome alla natura agricola delle sue terre: Novate deriverebbe infatti dal latino novatum, termine usato per definire un campo messo a coltura dopo un periodo di riposo. Rimase in effetti per molto tempo un centro rurale e fin dal primo documento in cui si fa menzione del paese, un atto notarile del 877, Novate figura come un borgo agricolo, le cui terre sono già in gran parte proprietà di monasteri e chiese milanesi, che ne affidavano le cure a massari locali.

Gian Galeazzo Visconti nel 1385, con lo scopo di estendere l'area propriamente cittadina rispetto a quella dei più importanti contadi rurali, emanò un editto in seguito al quale i territori di alcune pievi, tra cui quella di Bollate con Novate, cessavano di appartenere al Contado della Martesana: da questo momento la storia di Novate rimase più che mai legata a quella della città ambrosiana.

Già verso la fine del '600 Novate era attraversata da numerosi canali, con diversi fontanili e due mulini. L'economia principalmente agricola aveva determinato il sorgere di numerose cascine, nelle quali si praticava pure l'allevamento del baco da seta, diffusissimo soprattutto neI '700.

Dopo l'Unità d'Italia, Novate, con oltre duemila abitanti, diede il via alla sua trasformazione in centro industriale, con un particolare sviluppo all'attività edilizia. Nel secondo dopoguerra, il comune, investito da un flusso immigratorio di notevoli proporzioni, intensificò questo processo che portò a un definitivo ridimensionamento dell'agricoltura nel corso degli anni '60, quando si assistette anche a un notevole incremento degli addetti al terziario.

Oggi il settore metalmeccanico è il più consistente di tutta l'industria manifatturiera Novatese mentre quello tessile occupa il secondo posto. Testimone di questo cambiamento è stato Giovanni Testori, illustre scrittore e drammaturgo Novatese, scomparso nel 1993.

Tra i monumenti architettonici si segnala la chiesa comunemente denominata Gesiò, un antico oratorio cinquecentesco dedicato ai Santi Nazario e Celso. Sorse nel XVI secolo per volontà del senatore Bernardino Busti, che nel suo testamento lasciò 2.400 pertiche della terra che possedeva per la costruzione in Novate di una Chiesa dedicata a San Celso, nonché di una casa annessa a questo oratorio per un sacerdote che avesse officiato in perpetuo una messa a suffragio del donatore e della sua famiglia. Tuttora due dipinti su tela di notevole pregio vi sono conservati e sono stati da poco restaurati L'accesso alla chiesa del Gesiò, di proprietà comunale, è oggi possibile solo in occasione di mostre o eventi culturali di interesse locale.

La chiesa dei SS. Giervaso e Protaso esisteva già nell'anno 1042, anche se fu rimaneggiata e ampliata più volte in passato. Da notare la grande tela a olio seicentesca del bolognese Camillo Procaccini e gli arredi sacri, otto pregevoli reliquiari d'argento a forma di busto, due dei quali contengono le reliquie dei Santi Ambrogio e Carlo Borromeo.

 

 

 

la vecchia stazione FNM, metà anni '70

 

 

 

 

scorcio di via Madonnina, metà anni '70

 

 

 

 

 

 

 

la chiesetta del Gesio, metà anni '70