Ceramica Raku


Periodo EdoLa creazione della ceramica Raku Ŕ stata introdotta da Ch§jir§, che rappresenta la prima generazione della famiglia Raku durante il periodo Momoyama (1573-1615). A quel tempo la ceramica smaltata a vetro tricromata (san cai) basata sulla tecnologia proveniente dalla regione del Fujian in cina era prodotta a Kyoto e dintorni. Si pensava che Ch§jir§ avesse familiaritÓ con tali tecniche. Una testimonianza scritta conferma che il padre di Ch§jir§, Ameya, di origine cinese fosse la persona che aveva introdotto le tecniche della ceramica smaltata a vetro tricromata della Cina, sebbene nessuna sua opera sia rimasta a testimoniarlo. Questi oggetti giapponesi (san cai) non erano, comunque, chiamatu Raku e fu solo dopo che Ch§jir§ conobbe il maestro del tŔ Sen no Rikyu (1522-1591) ed inizi˛ a creare delle tazze per la cerimonia del tŔ (chanoyu), che gli oggetti Raku si svilupparono. Si potrebbe dire che l'origine della ceramica Raku proviene dalla creazione di un'unica tazza per la cerimonia del tŔ.
Le tazze da tŔ create da Ch§jir§ erano inizialmente chiamate ima-yaki, letteralmente "oggetti di adesso", che significa oggetti prodotti in un tempo presente. In seguito furono ribattezzati juraku-yaki, "cotto juraku", si pensa a opera di Toyotomi Hideyoshi (1573-98), il Governatore del tempo che don˛ a Ch§jir§ un sigillo recante il carattere Raku.
Il termine Raku deriva da Jurakudai, il nome di un palazzo, uno dei grandi simboli di quel tempo, costruito da Hideyoshi. Ch§jir§ non adott˛ per˛ il termine con il suo originale significato, che Ŕ "gioia" o "quiete". In seguito Raku divenne il nome della famiglia che produceva questi oggetti. Questo Ŕ il solo caso di un nome di famiglia diventato sinonimo di una produzione ceramica attraverso la storia.
Per di pi¨, ci sono poche famiglie dedite alla produzione di ceramiche che si sono succedute ininterrottamente generazione dopo generazione come la famiglia Raku. L'utilizzo esclusivo delle smaltature monocrome nere o rosse rappresenta la caratteristica delle tazze da tŔ, come create da Ch§jir§, in marcato contrasto con la luminositÓ della ceramica san cai dalla quale provengono. Tutto ci˛ Ŕ un'estetica unica che mira all'eliminazione del movimento, della decorazione e della variazione della forma. In questo la ceramica Raku riflette, pi¨ direttamente di altri tipi, gli ideali di wabicha, la forma della cerimonia del tŔ basata sull'estetica wabi sostenuta da Sen no Rikyu. Il punto centrale della filosofia di wabicha erano le nozioni di "nothingness" (non essere) derivato dal Buddismo Zen e il "isness" (essere) dal Taoismo.
La ceramica Raku Ŕ modellata a mano invece che a tornio, il chŔ la rende molto diversa dagli altri tipi di ceramica giapponese. La lavorazione manuale aumenta la possibilitÓ del modellato e permette allo spirito dell'artista di esprimersi attraverso le opere compiute con particolare chiarezza ed intimitÓ. Ch§jir§, comunque, attraverso la sua negazione del movimento, della decorazione e della variazione della forma, and˛ oltre i confini dell'espressione individualistica ed elev˛ la tazza per il tŔ a una manifestazione di spiritualitÓ astratta. Il metodo di cottura della ceramica Raku rimane oggi lo stesso di come al tempo di Ch§jir§. Invece di essere cotti a centinaia in un noborigama (forno a collina) ogni tazza viene cotta individualmente in un forno a muffola areato.
Appena lo smalto fonde la tazza viene tolta dal forno caldo e immediatamente raffreddata. L'uso di questa tecnica Ŕ caratteristico degli oggetti Raku in tutto il mondo. Da 400 anni e per 15 generazioni la famiglia Raku ha mantenuto una tradizione unica della ceramica. Questo non Ŕ stato un modo di riproporre forme giÓ acquisite dalla tradizione, ma un processo di costante rinvigorimento e invenzione. Sono stati 400 anni di ritualitÓ nei quali la produzione limitata delle tazze per il tŔ ha rappresentato il punto focale di una continua ricerca nel campo della tradizione e dell'innovazione.

Fu grazie al ceramista inglese Bernard Leach che il Raku fu conosciuto in occidente. Leach racconta, nel suo libro "Potter's Book", come scoprì, nel 1911 durante un soggiorno in Giappone, questa nuova tecnica di fare ceramica.

Il suo insegnamento influenzò più generazioni di ceramisti di lingua inglese. In America negli anni 60, ad opera principalmente di Paul Soldner, si cominciò a usare questa tecnica e dalla sperimentazione nacque un nuovo modo di fare Raku.
L'oggetto, tolto dal forno incandescente, non solo è lasciato raffreddare all'aria, alla maniera dei vasai giapponesi, ma, ottenuta la riduzione in ambiente privo di ossigeno per creare lustri e riflessi dovuti alla reazione chimica degli ossidi metallici presenti negli smalti e nell'argilla, viene messo in acqua.

Si sperimentarono nuovi forni a cottura rapida; si trovarono nuovi impasti di argille e modi diversi di decorazione.
La tecnica cominciò ad essere usata soprattutto come mezzo espressivo per realizzare vere e proprie opere d'arte.
La terra, l'acqua, l'aria e il fuoco, elementi principali, uniti all'estro dell'artista danno vita non solo a oggetti creativi, ma sviluppano nel contatto con la natura, gioia, pace e ricchezza interiore, che sono poi sostanzialmente il significato del simbolo Raku e della filosofia a cui si ispira.


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